
NELLE IMPRESE SOCIALI IL VOLTO DELLA PALESTINA IN PIEDI

“Non c’è solo la guerra a Gaza, con le carneficine sotto gli occhi di tutti. C’è anche un’altra guerra, meno visibile: è quella che si combatte ogni giorno in Cisgiordania, lontani dai riflettori, per non soccombere alla violenza dell’esercito e dei coloni, per sopravvivere e costruire una nazione palestinese equa, giusta, solidale e coesa. L’impresa sociale palestinese Ibtikar («Innovazione» in arabo) fondata a Betlemme, è un esempio di resistenza che offre formazione alla microimprenditoria e al tutoraggio, per avviare a nuove professioni. L’aspirazione più alta è migliorare il benessere psicofisico di ogni singolo membro delle comunità. Cerchiamo il più possibile di coinvolgere le famiglie, affinché il progetto diventi il progetto dell’intera famiglia. Del resto non abbiamo alternative: avviare delle attività in proprio, di qualsiasi tipo, è l’unico modo per sopravvivere in una situazione che peggiora di giorno in giorno dal punto di vista politico, sociale, economico. In quest’ultimo anno la difficoltà più grande è diventata conservare una visione positiva del futuro. Il nostro timore è che se anche la guerra finisse sul terreno, non finirebbero gli interessi economici e politici che ci hanno portato a tutto questo. Ci siamo abituati a non controllare più alcun minimo aspetto delle nostre vite… Viviamo alla giornata, senza poter programmare nulla, senza poter fare progetti di nessun tipo poiché la violenza fisica o morale è onnipresente e nessuno di noi si sente sicuro neppure a casa propria”.
Liberamente tratto da un articolo di Manuela Borraccino su “Terra Santa.net”
Last modified: 12 Agosto 2026
