La storia insegna. Almeno: dovrebbe insegnare!

E dalla storia che siamo costretti a vivere in questi momenti di quarantena, di chiusure e di aperture, di fasi sperimentali e attese di vaccini sicuri, certamente dobbiamo imparare anche noi credenti. Non per attribuire a Dio la causa dei nostri mali, poiché siamo convinti che il Dio di Gesù Cristo non punisce, anzi condivide con l’umanità le sue più tristi esperienze di paura, di dolore e di morte. E questa condivisione ci permette di rivolgerci a lui per chiedergli di aiutarci a capire cosa sta accadendo.

Io ho cercato di farlo con una breve riflessione, che desidero partecipare a tutti nella solennità della Pentecoste, con la speranza che lo Spirito entri anche nei nostri cuori ad illuminare il cammino ecclesiale dopo questo periodo di pandemia. Si tratta di una riflessione scaturita dalla lettura del Vangelo di Luca, là dove Gesù inizia la sua vera e propria evangelizzazione, ma non viene capito, anzi rischia addirittura il linciaggio.

Sappiamo che Gesù è stato un continuo scandalo per i suoi, come lo è anche oggi per molti, credenti e non credenti. Ma c’è stato un momento della sua vita in cui lo scandalo, compiuto proprio nella sua città di Nazareth, è stato così forte da giungere all’estrema decisione di ucciderlo.

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